Estate a Palazzo

Estate a Palazzo

la bella età nei musei veneziani

Responsabilità sociale del museo

Molti musei nel mondo hanno deciso di assumere un ruolo più ricco di significati oltrepassando la  tradizionale funzione di conservare ed esporre il  patrimonio. Il settore educativo punta oggi a sviluppare la propria azione fino a porre il museo al centro di un processo inclusivo che accoglie gruppi sociali a rischio di esclusione e dà forma a nuovi ruoli  e forme di partecipazione  per chi è accolto.

Il museo come spazio di cittadinanza, ove ognuno portando le proprie differenze individuali, concorre ad arricchire di nuovi significati la cultura del nostro tempo.

ANZIANI

Il numero degli anziani in quarta età nel centro storico è davvero rilevante,  dei 12.982 anziani superiori ai 75 anni del centro storico ed isole, 5838 vivono  da soli. Solo una parte riceve servizi assistenziali per cui è monitorato. La possibilità di mantenersi impegnati, di ricostruire rete sociale (scientificamente correlata al benessere individuale ed alla sensazione di sicurezza) a fronte degli inevitabili lutti, di mantenere una buona autostima pur nelle perdite funzionali che  si affrontano via via, è frutto  di forza d’animo e iniziative personali.

Si è evidenziata la necessità di  formulare un‘ offerta che non vada ad escludere una così larga fascia di popolazione a causa di salute non buona, poco energia (o energia fluttuante che non dà modo di fare programmi a lungo termine), paura di non essere all’altezza  delle richieste  fisicamente o cognitivamente, senso di solitudine anche all’interno di situazioni di gruppo, difficoltà negli spostamenti, difficoltà a prendere iniziative, ritiro sociale spesso connesso a forme sub-depressive. L’anziano in quarta età, anche se non  disabile, è particolarmente a rischio per le  cause di ritiro sociale sopra descritte e dobbiamo onestamente riconoscere di non poterci attendere grande capacità di iniziativa personale da queste persone. Certo il museo è aperto a tutti ma quali sono le condizioni facilitanti a frequentarlo e farlo divenire “luogo amico” per questa fascia di popolazione?

L’esperienza di Estate a Palazzo ci ha insegnato molto e confermato quanto l’accoglienza informale, affettuosa, personalizzata crei quella fidelizzazione che di per sé rappresenta un grande risultato: queste persone hanno vinto fatica, ostacoli e inattività, spesso problemi di salute per raggiungerci e questo ci fa sentire onorate.

Abbiamo anche rilevato la loro difficoltà ad oltrepassare la barriera della riservatezza, abbastanza comune nel Nord, per creare nuove amicizie.

Ci è arrivata, durante le conversazioni avvenute, una ricca serie di aneddoti, personaggi famosi conosciuti o conosciuti da parenti prossimi, eventi di cui possono dare testimonianza, non dimentichiamo che persone che oggi hanno 80/85 anni hanno avuto genitori e nonni nati sul finire dell’800… tutte conoscenze da valorizzare e tramandare, il compito del museo di conservare e far conoscere il patrimonio artistico può forse, con un’ operazione analoga fatta per le persone, raccogliere e diffondere conoscenze, esperienze, abilità di questi individui che hanno attraversato il Novecento.

Musei come Ca’ Rezzonico e Palazzo Fortuny, nati  come residenze, oppure Ca’ Pesaro che ospita la produzione artistica otto e novecentesca sembrano adatti ad affrontare temi legati alla casa appunto o al luogo di residenza come può essere il sestiere, coinvolgendo gli anziani nella narrazione e nel recupero di oggetti e fotografie per condurli ad un livello più profondo di interazione e di conoscenza reciproca. Per un progetto di questo tipo si può pensare di coinvolgere anche persone che non sono fisicamente in grado di raggiungere il museo o di livello culturale non particolarmente elevato.  Possiamo anche prevedere un intervento intergenerazionale per la formulazione delle interviste per esempio, per le fotografie digitali, per l’allestimento di un eventuale mostra.

Con questo secondo step vogliamo raggiungere anche chi non ha familiarità con l’ambiente museo oppure ha condizioni di isolamento più profondo.

Per questo abbiamo pensato al coinvolgimento delle cosiddette “badanti” per assolvere ad una doppia funzione: far arrivare anche chi richiede forzatamente assistenza e probabilmente dipende per la partecipazione anche dalle decisioni del carer. Far conoscere il nostro patrimonio culturale a chi è arrivato da noi e vive in ruoli anch’essi socialmente svalutati come le figure assistenziali.

 

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