Quale supporto è disponibile ai giovani e famiglie lungo il processo di transizione verso la vita adulta?
Il passaggio all’età adulta del giovane con disabilità  è un percorso lento e sfumato per
  varie ragioni: la maturazione è spesso discontinua e non armonica, a volte non è facile per le persone attorno a lui   accettare e favorire questo passaggio, le tipologie di servizio offerte non facilitano i passaggi considerati normali per gli altri giovani; di fatto spesso al giovane è implicitamente richiesto un genere di comportamenti poco assertivi ed autodeterminati. Esiste  il fortissimo rischio che questo passaggio non avvenga mai  a causa delle carenze espresse dalle istituzioni   che raramente contemplano l’autodeterminazione degli assistiti

La fase della transizione dalla scuola alla vita adulta sembra essere cruciale perché segna il futuro del giovane disabile, un inserimento in un centro diurno ha infatti poche probabilità di essere seguito da un’ uscita nel mondo del lavoro, di conseguenza il giovane si trova a fortissimo rischio di sparire dall’interesse istituzionale perché considerato “sistemato” per poi  ricomparire in età avanzata al momento di essere dimesso. Eppure chiunque proverebbe orrore dal dover vivere allo stesso modo a quarant’anni come a venti, come a sessanta.

Dobbiamo invece considerare che numerosi sono i bisogni espressi in questa fase cruciale della vita. La fase di transizione richiede almeno tanto sforzo e dedizione quanto la progettazione scolastica e dovrebbe risultare dal lavoro congiunto di operatori dedicati, famiglie e giovani disabili informati e coinvolti. Giovani che hanno bisogno di informazioni e formazione che comprendono: le responsabilità e i diritti degli adulti; la formazione all’empowerment e self advocacy, alla capacità di cogliere le opportunità e salvaguardarsi dai rischi. Pensiamo all’accesso al lavoro, alla ricerca di un luogo dove poter  vivere senza i genitori, gestione del denaro, come farsi degli amici, relazioni sentimentali e sessualità, capacità di gestire la propria vita, come avere un ruolo attivo nella comunità, mantenere la salute, gestire le emozioni, divertirsi.
Il raggiungimento degli obiettivi propri dell’età adulta richiede  un’attivazione consapevole,   può trattarsi all’inizio di micro-obiettivi, che vadano  nel tempo a comporre uno stile di vita più adeguato alle caratteristiche personali di ognuno, come pennellate che   creano un quadro.

E’ importante cominciare a lavorare in modo organizzato già durante la scuola superiore alla transizione all’età adulta, il rischio di trovarsi impreparati è notevole. Spesso le famiglie possono trovarsi in difficoltà e mancare di riferimenti adeguati. Proviamo a pensare: quanti ragazzi e ragazze disabili si sentono chiedere: “Tu cosa vuoi fare da grande?” la domanda più banale del mondo per gli altri. Allora vediamo che va operato uno sforzo congiunto e finalizzato alla creazione di processi di vita personalizzati fin dall’infanzia.

Ciò significa comporre un quadro delle capacità e attitudini del ragazzo/a, dei talenti, degli interessi e una mappatura dell’offerta del territorio, non tutti i ragazzi arrivano a superare il vaglio della legge 68 per la capacità lavorativa ma esistono strumenti per andare comunque nella direzione di una vita produttiva inserita in un contesto normale. Questi progetti vanno predisposti con largo anticipo sfruttando anche tutte le risorse attive nel periodo scolastico quali l’alternanza scuola/lavoro e l’eventuale  presenza dell’assistente alla persona che può accompagnare il giovane nei suoi tirocini. Risorse da non sprecare assolutamente visto che non presenteranno più…