Vogliamo evitare alle famiglie di dover accettare di porre il congiunto con disabilità in una situazione di innaturale isolamento pur di garantirne la sicurezza e il mantenimento in vita dopo la loro scomparsa.

Nell'ultimo decennio si è sviluppata anche in Italia la tendenza alla fomazione di gruppi che condividono un'interesse (per esempio ecologia o aiuto al prossimo) o una condizione (famiglie con bambini piccoli o anziani) e decidono di consorziarsi vivendo in condomini che presentano anche aree ed attività comuni. Questa modalità, denominata cohousing, già diffusa in altri paesi si è sviluppata in risposta alla disgregazione del tessuto sociale in atto nei paesi a capitalismo avanzato nei quali è prevalso l'individualismo e la famiglia, come unità di accudimento, supporto e relazione, ha subito profonde variazioni. Il cohousing è nato per creare dei nuclei di comunità nei quali condividere esperienze e relazioni. Nel nostro caso, il condominio solidale nasce con la finalità di superare la prassi del gruppo di soli disabili che convivono per poter comprimere i costi di assistenza, una prassi in continuità con una visione del cittadino disabile come persona speciale che deve stare in posti speciali.

La proposta è quindi la creazione di un condominio nel quale trovino abitazione famiglie con un congiunto disabile, persone adulte con disabilità da sole, in coppia o piccolo gruppo (con l' adeguata assistenza) e famiglie che non vivono la condizione della disabilità ma che intendono condividere alcuni spazi comuni ed alcuni momenti della loro vita in un ottica appunto, di solidarietà.

L'idea alla base del condominio solidale è quella di creare, per le famiglie che aderiranno all'iniziativa, un ambiente supportivo, di condivisione e sostegno reciproco, una comunità che, su piccola scala, crei quelle caratteristiche di interdipendenza accogliente auspicate nella società, un luogo che vada ad alleggerire le problematiche sollevate dalla solitudine, un problema davvero sottostimato.

Le persone hanno bisogno di una vita non di un servizio.

E' importante poter allargare le opzioni disponibili per offrire una rosa di possibilità che si possano avvicinare maggiormente alla soluzione di vita più accettabile per la persona e la famiglia. Una famiglia supportata, non isolata socialmente, è in grado di prendersi cura dei suoi cari per più tempo, con minore stress nelle sue relazioni interne ed esterne ed è motivata ad utilizzare al meglio le risorse di cui dispone, siano esse relative ad un capitale sociale od economico.

La scelta di aderire ad un'iniziativa come come questa è ovviamente volontaria e richiede comunque una riflessione ed una direzione prese precedentemente nella vita, questa adesione può provenire da famiglie che già abbiano dimostrato di provare coinvolgimento e solidarietà, potrebbero essere famiglie che già fanno parte del circolo di amicizie intorno allre famiglie con disabilità partecipanti all'iniziativa (come succede nel cohousing, le persone vogliono conoscersi prima) tutto ciò a garanzia di un'interesse già radicato alla convivenza e solidarietà. A queste famiglie si chiede di continuare la loro esistenza normale, inserendo dei momenti di condivisione di tempo e spazio che andranno definiti insieme, si chiede di esserci per le eventuali emergenze così come per i momenti belli, come normalmente avviene tra persone amiche. Le modalità pratiche di convivenza andranno definite in base alle varie esigenze ma resta come assunto di base la volontà di condivisione espressa da tutti i partecipanti.

Il condominio solidale esiste già in altre località così come gli esperimenti di cohousing si stanno moltiplicando, è ovvio che ogni attuazione va adattata alla realtà locale, a Milano la realizzazione è stata resa possibile da un consorzio diistituzioni pubbliche, sociali ed economiche che hanno scelto di concorrere insieme alla costruzione di una nuava realtà. Il progetto nella sua composizione (es. numero di famiglie coinvolte, presenza di spazi aperti alla cittadinanza, e possibile luogo di lavoro per alcuni) è al momento forzatamente non definito in quanto le possibilità di sviluppo sono legate all’individuazione di uno spazio adeguato al cohousing in città. Con questo obiettivo si deve costituire un gruppo di lavoro che crei le necessarie fondamenta istituzionali e sociali nel superamento delle barriere soprattutto mentali che finora tenevano suddivisi in categorie i cittadini secondo le loro condizioni/abilità.